Nome: Peter Fontana Amo in modo viscerale i libri. I buoni libri. In modo particolare amo il mio cane a cui non ho dato un nome perchè ci capiamo con uno sguardo. Amo il mare ma solo dopo le 19 di una sera d'estate. Prima lo adoro. Amo i viaggi, ogni viaggio è un duplice viaggio. Amo ogni ricercata improvvisazione jazz. Amo la mia armonica. Cos'altro? 28 anni, laureato in medicina, sono stato tre anni in giro per il mondo, ora mi fermo su una panchina in centro a guardarmi intorno. Ammetto di aver perso il senso delle cose. Il mio dottore dice che devo "esternare". Mi sfuggono concetti che la gente sembra avere da sempre. Ci sono cose che so che non dirò mai.
E quindi ci siamo. Arriva un momento nella vita di ciascuno di noi, in cui diventa impossibile lasciarsi guidare dal destino. Chi riesce a capire l'importanza del momento riesce a sopravvivere a lungo. Gli altri, invece, seppur brevemente, semplicemente vivono. Il che è ciò che Madre Natura si aspetta esattamente da noi. E' strano pensare che la stragrande maggioranza di noi, si prodighi in ogni modo nel disperato tentativo di sopravvivere. E' strano perchè il contesto in cui mettiamo in scena questa pratica, ce lo siamo costruiti noi stessi. Sarebbe stato più comodo e più naturale vivere e basta. Invece dobbiamo lottare, ogni santo giorno. Cosa farò io? Mi piacerebbe poter essere uno di quei grandi uomini che hanno mantenuto alta la dignità. Dimostrando a tutti che è possibile condurre una vita nel pieno rispetto delle regole. Ridotti alla miseria, forse. E anche emarginati dalla cosìddetta società. Ma con l'orgoglio di avercela fatta. Un mondo a misura di uomo. Un uomo a misura del mondo. Sarebbe bello. Ma poi cosa cambierebbe effettivamente? Ve lo dico io. Niente. Così la soluzione per molti di noi consiste nell' andarsi ad aprire un conto corrente. Chiedere un mutuo a tasso fisso per quarant'anni. Comprare casa e mettere su famiglia. Quando finalmente le rate saranno finite, sarà finalmente possibile scorgere negli occhi dei nostri nipoti, quella luce che anche avevamo da giovani e che non riuscivamo a domare. E forse in quella luce, tornereremo a rivivere..... o anche no.. è davvero questa l'unica via?
Vi comunico ufficialmente che sono guarito. Per esperienza vi dico subito che "Guarito" è un termine che i medici usano con varie sfumature. In particolare per il dott. G.F. (psichiatra tutto master e diplomi) che mi ha tenuto in cura per poco più di un anno, la frase "Complimenti Peter, lei è guarito", può tranquillamente essere tradotta in "Ho trovato un cliente molto facoltoso. E molto più infognato di te. Credo che potrei tirarci anche per due o tre anni. E senza giocarmi la carta dell'omosessualità latente. Con quella potrei arrivare anche a cinque anni. Immagina che onorari..". Così, da un giorno all'altro, sono guarito. Bene, anzi male. Non è che mi senta proprio meglio. Infatti credo che nonostante tutto inizierò ad accendermene qualcuna di tanto in tanto. E sicuramente avrò bisogno di qualche bicchiere in più. Ma un merito al dott. G.F. bisogna darglielo. Questa cosa del blog. Senza il quale non avrei mai potuto confrontarmi con voi. Senza il quale non avrei mai scoperto questo mondo. Fatto di lettere e immagini. Ma pregne di sentimenti. Di quelli buoni. Molti di voi mettono in piedi dei veri e propri capolavori. E dentro, fra una riga e un'altra, sforzandosi un pò e aguzzando la vista, è possibile scorgere le persone vere. Che cosa strana. Vi siete mai fermati a pensare che è possibile trovare più sincerità in un blog che in una casa? Più verità su un computer che in una piazza? Come è successo? E' un mondo pazzo. C'è bisogno dell'artificiale per esprimere il reale. Le persone allevano con vero amore cani virtuali, conducono vere vite virtuali, gestiscono con genuina passione le loro fantasquadre e qualcuno riesce anche a farci del "sesso". Per quel che mi riguarda, vado a farmi una passeggiata col mio cane. Almeno lui e le sue “affettuose” sbavate, sono veri.
Che cosa posso aspettarmi da tutto questo? Insomma, mi vedo qui col mio pacchetto di sigarette a metà, col mio bicchiere di whyskey a metà, con la mente lasciata altrove. Ma solo per metà. Forse dovevo dare retta a mio padre quando non faceva che ripetermi che ottimo futuro avrei avuto innanzi. Erano i suoi ultimi minuti e non sembrava strano che se la spassasse ridacchiando e fumando una sigaretta dopo l'altra. Solo ora inizio a riflettere su quello che disse prima di spegnersi: "Pet,(colpo di tosse - colpo di tosse- risata) qualunque cosa tu decida di fare, avrai un grande successo. O sarai un grande uomo. (Risata - colpo di tosse- colpo di tosse- risata)". Alla fine mi ritrovo nuovamente qui. Costantemente e pienamente in contraddizione. Abito nella "Città Eterna". In monolocale. Bevo dell'ottimo torbato. In un bicchiere di palstica. Mangio le lasagne. Riscaldate al microonde. Con la prospettiva di vivere una vita che non sarebbe la mia. Felice si, ma solo a metà. Ricco, forse. Ma sicuramente a metà. Rispettato, certo, stimato anche. Ma solo da gente che si mostrerebbe per metà. Avrei il mio ultrapiatto al plasma. Ma alla fine userei la radio. Avrei il mio bmw, ma userei sempre quella carretta. Avrei la mia villa, ma sarei sempre in giro. Quei bastardi non fanno altro che martellarti: "Devi crescere, devi studiare, devi laurearti, devi lavorare, devi essere superiore, devi farti valere, devi guadagnare, devi risparmiare, devi metter su famiglia, devi crepare in silenzio..". Vorrei spassarmela come il mio vecchio. Chissenefrega. Al diavolo i medici e le loro terapie fino all'ultimo minuto. Se sarò in grado, alla fossa ci arriverò con le mie gambe. E grazie tante (colpo di tosse - risata - colpo di tosse).
Ho sempre creduto che il grado di felicità di una persona non fosse direttamente proporzionale all'aumentare della sua ricchezza economica. Da quando sono a Roma, tutto ciò che vedo sembra dirmi proprio il contrario. E insomma, il denaro è lo strumento di misura del benessere. Stai bene se sei ricco. Se puoi permetterti di lasciare una lauta mancia, se fai l'happy hour, se guidi una macchina sportiva, se giochi a poker e puoi permetterti il lusso di farti più di tre giri. Stai bene se vesti firmato, se hai l'ultimo modello di cellulare. Se hai l'Iphone per dirla tutta. E' così che stanno le cose. Il che sembra assurdo visto che come diceva un famoso scrittore "a essere felici non sono i pezzi di carta verde". Ma tutti i figli di sono lì. E già me li vedo. Li vedo che mi gridano in faccia "Le banconote rappresentano il potere d'acquisto, è questo potere che ti rende felice". Può darsi. La settimana scorsa ero felice. Eppure avevo lasciato il portafogli a casa. No, non sono uno di quei tipi tutti noglobal,anticapitalsti,vegetariani, falsi figli di un modo di pensare vecchi di cinquanta anni. Quando ero ancora studente, ero il primo a sfoggiare il mio ultimo cellulare, Magari mordendo un bigmac. Scusate, è la sindrome del turista. Stai tanto tempo in un luogo baciato da Dio e quando torni nella metropoli, è un casino. Qualcuno conosce un buon bar qui?
Sembra che solo in città si possa veramente vivere, che solo là effettivamente si viva.
File interminabili di persone lungo i marciapiedi, locali affollati, siepi umane davanti i monumenti, vorticose evoluzioni di auto ed altri mezzi di trasporto sulle strade come onde limacciose nelle rapide dei grandi fiumi quando si stringono nelle gole fra i monti e le rocce qua e là accatastate lungo il percorso fluviale.
Un'agitazione continua, convulsa, interminabile, travolgente. Voi ne siete strabiliati, storditi, affascinati. Bisogna essere onesti. Vi fate incantare dalle vetrine nelle quali bellissime modelle in plastica dai sorrisi ineffabili vi guardano ricoperte da abiti che più che altro le scoprono. Sembrano proporvi una vita fatta di ammiccamenti, di vedo-non-vedo, sintetica e illusoria. Le librerie sono come delle reti stese fra le rive ad acchiappare i passanti-pesci, con le cataste di libri sparse dappertutto a far da galleggianti. E pensare che anni fa non erano così di moda. E' difficile schivarne l'irretimento: nelle librerie ci sono bar, televisione, cinema donne con gli occhiali high tech, giovanotti della finta società colta, aria condizionata, musica ambient, atmosfera morbida e rilassante oppure forte e accecante. Tutto è in perenne eracliteo movimento. Ma non per questo viene smentito il principio parmenideo attualizzato dai cosiddetti geni del marketing: la città(l'essere) è, e tutto il resto(campagna, mare, parchi) è il non essere. La cartellonistica d'avanguardia o retrò, ci segnala puntuale ogni tipo di manifestazione/evento. Le scalinate dei duomi diventano luogo di scambio. Droghe, alcol, baratti umani, soldi. Mentre migliaia di turisti si rovesciano su tutti gli agglomerati di mattoni che possono avere poco più di dieci anni e li bombardano con le loro diavolerie a 10 megapixel. Tutti mangiano, bevono, sorseggiano, posteggiati ovunque, in un insaziabile assalto al cibo e alle bevande di ogni genere. Purchè siano fashion. Nei paesi non c'è niente. Tranne qualche pensionato o barbone. Intenti alla sopravvivenza, tacciono instupiditi dal caldo. Qui se si intende vivere bisogna fidarsi del prossimo, Bisogna produrre dalle proprie mani.
Guardo tutto ciò con un profondo senso di nausea. Mentre conto i giorni partendo da quello in cui ho smesso di fumare. Poi penso che fin quando uno li conta, in realtà non ha effettivamente smesso. Così smetto anche di contarli.
...d'altra parte non è un gravoso compito trovare le piccole verità del mondo. E'possibile raccogliere verità durante ogni attimo della giornata. Lavandosi le mani, annaffiando i pomodori, bruciandosi un dito al caminetto. Una volta ne ho trovata una stesa sulla strada mentre andavo giù per le stradine di una campagna nella provincia di Roma. Ieri, per esempio, me ne è piombata una proprio davanti ai miei occhi. Si chiamava Mena. Una arzilla vecchietta con tanto di nipoti di quarta generazione. Ero lì seduto su un piccolo pezzetto di spiaggia ad ammirare la sua voglia di badare ai piccoli, ancora così vitale e così forte. D'un tratto ho capito che Iddio all'atto della creazione del paradiso terrestre, deve aver pensato che l'Uomo non poteva essere, da solo, in grado di apprezzare le bellezze che Egli aveva creato per lui. L'Uomo, preso com'era dalla caccia, dalle competizioni agonistiche con le gazzelle di Thompson (l'unico sport praticato dall'unico Uomo di allora) e dalle riparazioni fai-da-te che già allora si ostinava a praticare, non avrebbe certo trovato il tempo per amare. Fu cosi che Iddio pensò bene di mettere accanto all'Uomo, anche la Donna.Ciò, nella speranza che vedendola, avrebbe capito quanto amore Egli aveva per l'Uomo e che questi avrebbe a sua volta amato.
L'Esperimento (con buona pace dei teologi e sostenitori della perfezione di Dio), fallì miseramente. Infatti l'Uomo continuò solo di rado a trovare il tempo per amare, cosa che alla Donna invece, riusciva benissimo. E non pensate che le cose da allora siano cambiate di molto. Le donne amano e si vede. Bisogna essere miope di 3 diottrie per non vederlo. Le donne sono il dono di Dio a questo mondo. Sono le meraviglie della natura più affascinanti del creato. Io starei a guardarle per ore.
Sono poche le persone che sanno veramente parlare. Tutte le altre ripetono. Fateci caso. Ogni volta che si tenta di ragionare con qualcuno. Quando si cerca di andare veramente a fondo nelle cose. Ecco che il pappagallino ammaestrato, degno delle declamazioni sofistiche della Falaride, proprio per sostenere la forza e la veridicità delle proprie posizioni, inizia a sputarvi addosso frasi del tipo "La Tv ha detto..", "Sul giornale c'è scritto", o peggio ancora "Tutti gli studiosi dicono che..".. Gli studiosi.. al diavolo loro e la loro proveribiale abilità di contraddirsi vicendevolmente ogni volta che credono di aver messo a punto il "sistema definitivo per" e puntualmente essere smentiti dalla immensità della natura. Da qui, la frustrazione di non riuscire a trovare un interlocutore che sappia oggettivamente prendere in considerazione più di un punto di vista. Tutte vittime della narcosi collettiva. Tutti pronti a credere in questo o quello. A seconda di cosa passa in tv. A seconda di che aria tira. Come posso restare in questo stato di cose, mentre vedo il mondo che va allo sfacelo? E cosa posso fare, io da solo? Tutti pronti a giurare che non varrebbe la pena di subire il dolore dell'accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare la verità dei fatti. Cosa che si può semplicemente cominciare ad acquisire andando a farsi una passeggiata
in bicicletta, per esempio. Tutti presi dalle loro opinioni. E chi li muove. Danno e obbligano a dare valore a pezzi di carta. Obbligano la gente a credere che l'unica soluzione risieda nella costruzione delle centrali nucleari o nel riciclo dei rifiuti, o nella negazione stessa della natura umana. A credere che l'uomo sia così forte e potente da causare l'effetto serra, che una volta si poteva lasciare la porta aperta. Che le donne abbiano perso la loro femminilità, che una volta era più difficile fare all'amore. Che oggi i cibi sono tutti avvelenati. Chi diavolo credete di essere, insolenti, ipocriti, sudici e bigotti instupiditi. Chi diavolo credete di essere per assumere il diritto di sparare castronerie a tutto tondo, cercando di convincermi che solo voi siete i depositari della verità assoluta? Avete mai fatto più di 42 pedalate in bici?
Andate a quel paese.
Così è finita un'altra stagione. Stagione è un termine che in effetti ha poca, se non nessuna, relazione con le cadenze climatiche. Un'altra stagione è finita e un altro viaggio si accinge a mettere tra me e il posto in cui mi trovo, una buona dose di chilometri. Stamattina ho venduto la mia nuova bicicletta a circa metà del prezzo d'acquisto. "E' il mercato, Pet" mi è stato rimproverato. Mi servivano contanti. Inizio a riempire lo zaino e a chiudere le porte. Dalle cuffie del mio ipod, Mark continua a cantare di un amore mancato e inizio anche io a pensare alla polvere all'odore del diesel.Una morsa mi stringe il cuore. Angelo, il mio barista-filosofo-psicologo-consigliere di fiducia, mi vorrebbe a lavorare con lui. Mi conosce si e no da una decina di giorni. E' una brava persona. Il figlio è andato via da anni e vorrebbe aiutarmi a dar senso a una piccolo incrocio di sguardi con una di quelle meraviglie che non ti aspetti. E stai lì a chiederti come sia potuta venir fuori da un paese del genere, una bellezza così candida. Lo ringrazio, Angelo. Ma un viaggio è sempre un duplice viaggio. Fra qualche anno lei cadrà nelle mani di qualche buzzurro o si innamorerà di qualche sbandato. Darà alla luce un paio di figli, divorzierà, perderà gran parte della sua splendida femminilità di ventenne e infine, invecchierà. Nessuno resta giovane per sempre. Ma io devo proprio andare.Ho già fatto un biglietto per Roma Tiburtina per il prossimo mercoledì. E' sottinteso che ci vorranno 8 ore di viaggio. Mi restano un paio di serate da trascorrere tranquillo, contando i giorni senza sigarette e le bottiglie di birra e di ottimo torbato. I miei errori e i miei sogni. Buon vecchio Mark. Già mi vedo con lui a cercare tra le bancarelle da fiera di paese alla ricerca di lei.Da Cullercoats a Whitley bay.Buon vecchio Mark.
Secondo una leggenda la parola Cocktail, che significa letteralmente “coda di gallo”, ha origine dalla parola inglese Cock-Ale (=Birra del Gallo): una miscela di liquori che veniva fatta bere ai galli da combattimento nel XVIII secolo. La bevanda così ottenuta, decorata con un numero di penne di coda di gallo corrispondente al numero degli ingredienti usati, veniva poi bevuta anche dagli scommettitori che avevano vinto. Secondo un'altra, fra le teorie più diffuse, il nome cocktail trae origine dal fatto che agli inizi veniva composto così: si versavano, in un grande bicchiere, vari liquori, prima i più pesanti e poi i più leggeri, formando, in tal modo, diversi strati di colore, richiamando così l'effetto visivo di una “coda di gallo”. Non credo che Angelo, il mio (ormai) barman di fiducia, abbia avuto la minima idea dei trascorsi storici dell'arte di miscelare gli alcolici. Fatto è che ieri prese a prepararmene qualcuno di troppo. E oggi mi sento nemico del mondo. Mentre tornavo a casa, alle 6 di stamattina, gruppi di 70enni in pantaloncini e scarpette, ridevano del mio barcollare, mentre loro se la davano a gambe levate lungo la lingua d'asfalto che costeggia il mare. "Sono un disgraziato", ho pensato. Non fumo dal venti giorni. I miei preferiti, lasciatemeli scolare in pace. I miei preferiti ve li copio e incollo direttamente dal menu di Angelo. Nel caso voleste assaggiarne qualcuno. I miei preferiti in assoluto sono:
BrandyCocktail
Carta d'identità Famiglia: smash Qualità: alcolico Base alcolica: Brandy Metodo: direttamente nel bicchiere Bicchiere: Old Fashioned Decorazione: nessuna
Ingredienti: 5/6 di Brandy 1/6 di liquore alla menta 1 cucchiaino di zucchero 1 cucchiaino di Soda Water 3-4 cubetti di ghiaccio preventivamente spezzettato 6 foglioline di mentuccia
Procedimento: Mettere direttamente nel bicchiere le foglioline di mentuccia, lo zucchero, la soda, il liquore alla menta e pressare con il cucchiaino lungo. Se non avete il cucchiaino lungo, usate pure le dita ma abbiate l’accortezza di non farvi vedere e la bont{ d’animo di lavarvi le mani (PRIMA!). Eliminare gli eventuali filamenti residui di mentuccia, aggiungere il ghiaccio e il brandy e mescolare per qualche istante. Il cocktail è pronto. Facile e veloce.
Varianti: Esistono molti cocktail noti come "brandy cocktail"; questo che vi proponiamo è il più qualificato a detta degli esperti. Negli USA il Brandy Cocktail (non smash) viene fatto con una parte di brandy e una di vermouth dry direttamente nella coppetta da cocktail con qualche cubetto di ghiaccio e una spruzzata di angostura. Alla fine si strizza una scorzetta di limone in superficie e si decora con una ciliegina al maraschino… niente male nèh?
The Bing
Carta d'identità Famiglia: on the rocks Qualità: alcolico Base alcolica: Aperol Barbieri Metodo: shaker Bicchiere: Old Fashioned Decorazione: una fettina di lime o di limone Ingredienti: 3/6 di Aperol 2/6 di Ronymas Lime 1/6 di arancia spremuta
Procedimento: Preparare nello shaker con dei cubetti di ghiaccio. Versare insieme al ghiaccio nel bicchiere e decorare con una fettina di limone o di lime.
BlueLady
Carta d'identità
Famiglia: short Qualità: alcolico Base alcolica: Blue Curaçao Dekuyper Metodo: shaker Bicchiere: doppia coppetta da cocktail Decorazione: una ciliegina al maraschino
Ingredienti: 2/3 di Blue Curaçao Dekuyper 1/3 di Gin Tanqueray 2 cucchiai di succo di limone fresco 1 cucchiaio di albume d'uovo
Procedimento: Versare tutti gli ingredienti nello shaker insieme ad alcuni cubetti di ghiaccio. Agitare per pochi secondi e versare nella doppia coppetta da cocktail. Decorare con una ciliegina al maraschino.
Non so se vi è mai capitato di non riuscire a chiudere occhio per tutta la notte.
A me ogni tanto succede. E finisce sempre che mi innervosisco molto. Cosi, aggiungendo nervosismo a nervosismo, non se ne parla di restare a letto e finisce che sei lì ad aspettare l'alba.Cosa che ad agosto, per fortuna, è abbastanza semplice da fare. Ne approfitto per finire di leggere l'ultimo libro che ho comprato. Credetemi, vi faccio un favore non citando il titolo. Ma sapete com'è..Quando si inizia un libro, bisogna finirlo. Anche se rischi di vomitarti addosso mentre ti sforzi di leggere il prossimo capoverso. Fatto è che poi resti lì, inebetito per tutta la giornata. Nulla comunque che un buon numero di tazzine di caffè non riesca a risolvere. Vi risparmio tutti i dettagli poetici che è possibile raccogliere alle sette del mattino, quando i pescatori fanno il loro dovere e i gabbiani ci tirano anche a campare. Vorrei, invece, ringraziare tutte le persone che stanno iniziando a sostenermi in questa cosa del blog. Ho ricevuto anche un paio di email e spero sinceramente di riuscire a ricambiare il vostro affetto. Mi hanno detto che a una ventina di chilometri da qui c'è un bel paesino di montagna dove si mangia e si beve bene. Domani vi farò sapere.A proposito, no, non sono vegetariano e si, lo scoglio dei tre giorni passati i quali puoi considerarti un ex fumatore, è una balla.